• Paola Artizzu

I 200 METRI PIU’ GOLOSI DI NAPOLI

Conoscete Via Pignasecca? E’ la strada che parte da Piazza Carità e arriva all’omonima piazza: è sufficiente percorrere questi 200 metri per farvi un’idea dell’offerta gastronomica napoletana. Immergetevi nei profumi, nei sapori e nei colori di questa terra favolosa, dove il suolo vulcanico dialoga col mare pescoso, in una sinfonia infinita di note dolci e salate.

Non andateci troppo presto: rischiereste di trovare le botteghe ancora in allestimento. Ma nemmeno troppo tardi: sarebbe un peccato perdersi il tripudio di caci, pesci, frutta, verdura e frittura. Il momento migliore è metà mattina, quando l’atmosfera è animata, vivace ma non eccessivamente chiassosa.

Il passaggio dai sampietrini al ben più tipico basolato vi catapulterà nel mercato della Pignasecca, uno spettacolo per gli occhi e per il palato, dove ancheggiano donne formose coi cerchi d’oro alle orecchie, riecheggiano espressioni colorite in dialetto napoletano e incalzano motorini smarmittati coi loro clacson squillanti.


Se amate i latticini, la prima tappa è la salumeria Ai Monti Lattari: il nome richiama una delle principali zone di produzione casearia della Campania (i rilievi che formano la penisola sorrentino-amalfitana). Affacciatevi all’interno e perdetevi tra montagne di caciocavallo di Sorrento, cascate di salami napoletani, sacchi di castagne del prete e fichi del Cilento, cataste di spaghettoni, paccheri e ziti dei migliori pastifici artigianali napoletani. Insomma, chi più ne ha più ne metta! N.B. Sappiate che fanno spedizioni in tutta Italia…


Storditi da tanta abbondanza multisensoriale, riprendete il cammino e superate l’intersezione con Via Basilio Puoti. Sulla sinistra, al civico 14, fermatevi di fronte alla vetrina grondante d’acqua di Le Zendraglie: una delle più antiche tripperie di Napoli. Il nome deriverebbe dalla deformazione del francese “les entrailles”, le interiora. In effetti qui la trippa è regina: troneggia tanto in vetrina quanto nei piatti.


Non avrete il tempo di decifrare le proposte del giorno che la vostra attenzione sarà richiamata dal tripudio di frutta secca accatastata dall’altro lato della strada. Si tratta di un esempio di quello “spassatiempo” che i napoletani hanno sempre amato e che aveva già mirabilmente annotato Matilde Serao: «Ha anche qualche altra golosità, il popolo napoletano: lo spassatiempo, vale a dire i semi, di mellone e di popone, le fave e i ceci cotti nel forno; con un soldo si rosicchia mezza giornata, la lingua punge e lo stomaco si gonfia come se avesse mangiato». In effetti si tratta di un’attività che richiede il suo tempo!


Voi invece non indugiate e continuate ad addentrarvi nel groviglio inesauribile di suggestioni: ce n’è per tutti i gusti! Lungo questo tratto di strada, a pochi metri l’una dall’altra, ci sono due pizzerie storiche, che vantano tradizioni quasi secolari, come recitano le rispettive insegne. Da Attilio è operativa dal 1938 e l’attuale pizzaiolo, un Attilio per l’appunto, ha iniziato la sua carriera a sei anni. La seconda, Al 22 (dal numero civico), sforna pizze dal 1935: il maestro pizzaiolo Giovanni, anch’egli figlio d’arte, è anche docente per l’Associazione Verace Pizza Napoletana e tiene seminari in tutto il mondo.


Procedete ancora di qualche metro fino a un piccolo slargo, quasi completamente dominato da un eccezionale verdummaro (rivenditore di frutta e ortaggi): finocchi, cavoli, puparuoli (peperoni), pummarole (pomodori), scarola, lattuga, zucchine con e senza ciurilli (fiori) e, dall’altro lato, arance, mandarini, mele gialle, rosse e verdi, pere, banane, noci e limoni. Forse farete un po’ fatica a districarvi tra i tanti acquirenti, ma vale assolutamente la pena di fermarsi a dare un’occhiata!


L’ultimo tratto di strada non è meno denso di bontà: all’angolo la macelleria Lubrano soddisferà l’esigenza dei palati più esigenti, con una ricercata proposta di carni selezionate abbinate a gustose fantasie: scottona, chianina, maialino casertano, hamburger, salsicce, peperonata, polpette e spiedini. Se intendete cimentarvi col tradizionale ragù napoletano, troverete pane per i vostri denti!


E a proposito di pane, al civico 35 vi attende il panificio Coppola, che nel 2027 compirà 100 anni: non solo pagnotte, filoni e sfilatini, ma anche taralli, freselle, danubi, parigine e pagnuttielli. Come dite? Non sapete cosa sono? Assaggiateli e non ve ne pentirete: mangiare per credere!


Sarete quindi risucchiati sull’altro lato della strada: qui la friggitoria-rosticceria Fiorenzano accoglie i suoi avventori fin dal 1897. Le vetrine riscaldate traboccano di sfizi di ogni tipo: pizze fritte, focacce, crocché (crocchette di patate), palle di riso (arancini), frittatine di pasta, zeppulelle (bocconcini di impasto lievitato e fritto), scagliuozzi (ritagli di polenta fritta) e tanto altro ancora.


Siete giunti all’intersezione con la continuazione di quella che i napoletani chiamano Spaccanapoli (un giorno vi racconterò perché): ancora pochi passi e guadagnerete Piazza della Pignasecca.


Siamo arrivati alla fine del nostro itinerario goloso, lungo solo 200 metri ma carico di meraviglie: non so voi, ma io mi sento satolla!

Se vi resta ancora un po’ di spazio nello stomaco, non perdetevi il prossimo post. Parleremo del grande assente in questa carrellata gastronomica: come recita l’adagio, il pesce puzza dalla testa, quindi noi ce lo siamo tenuti in coda!

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