• Paola Artizzu

LE 7 OPERE DI MISERICORDIA: UNA SCENEGGIATURA DA CARAVAGGIO

Ciak si gira!

SCENA 1 – VICOLO DI NAPOLI – ESTERNO NOTTE


Una giovane madre col figlioletto in braccio è affacciata alla finestra e guarda giù: due angeli avvinghiati sono sospesi a mezz’aria mentre una folla variamente assortita riempie la strada.


Inquadratura: Campo totale

Voce fuori campo: “Ecco a voi le Sette opere di misericordia”

Musica in sottofondo: Canto gregoriano a cappella

Carrellata veloce verso la parte alta della scena


La giovane madre ha il viso per metà in ombra, i capelli castani disegnano il contorno e sottolineano l’attaccatura dell’orecchio. Il bimbo è biondo, paffuto, le labbra vermiglie e umettate. Si stringe alla madre: la mano di costei ne cinge rassicurante la spalla mentre si sporge a osservare incuriosito quanto accade sotto di lui.


Inquadratura: Primo piano

Rumori: Vocio confuso in sottofondo

Voce fuori campo: “La Madonna della Misericordia”


La macchina da presa scende lentamente verso il basso


I due angeli riempiono l’inquadratura: un intrico turbinoso di piume, corpi e panni stesi. L’angelo di sinistra allarga le braccia, la mano destra quasi a saggiare un appoggio sotto di sé. Le ali spiegate si fondono e si confondono con un lenzuolo: lo spostamento d’aria lo gonfia e lo increspa, quasi una vela esposta alla burrasca. Il compagno si avvinghia a lui: con atteggiamento atterrito e rassegnato chiude gli occhi sul baratro sottostante. Sulla fronte di entrambi un umanissimo sudore inanella i riccioli.


Inquadratura: Primo piano

Rumori: Battito d’ali

Musica in sottofondo: Carmina burana


La macchina si sposta lentamente verso l’angolo in basso a destra


Una giovane donna allatta al seno un uomo vistosamente anziano, la cui testa canuta fuoriesce dalla grata di una prigione. La fanciulla è inquadrata a figura intera, la testa girata dall’altra parte. Un fazzoletto bianco lascia scoperta la scriminatura vigorosa, gli occhi sono spalancati, la bocca socchiusa. Il gomito scherma pudicamente il seno scoperto: la presenza scenica è quella di un’eroina, coronata dalla solenne pietà del proprio amore filiale. L’abito si solleva a raccogliere le gocce di latte che stillano dalla mammella e hanno già imbiancato la barba del padre. Questi, con la fronte stempiata e gli occhi chiusi, si abbandona rassegnato a quell’imprevista inversione di ruoli in cui è il tutore ad essere tutelato. La virtuosa Pero scongiurerà così la morte per fame dell’anziano genitore incarcerato.


Inquadratura: Figura intera

Rumori: Silenzio solenne

Voce fuori campo: “Dar da mangiare agli affamati / Visitare i carcerati”


Voce fuori campo: “Una voce appena udibile e il calore di una fiamma attirano la nostra attenzione: lasciamo la donna al suo gesto pietoso e uniamoci alla piccola processione che occupa il centro della scena.”


Un giovane, con una corta barba scura e un copricapo sull’incipiente stempiatura, intona una litania a mezza voce: nella bocca aperta si intravedono due denti. Nella mano destra tiene una fiaccola, con la sinistra si stringe addosso un lembo della manica ampia, a scongiurare un potenziale contatto: la voce e lo sguardo accompagnano infatti l’ultimo viaggio di uno sventurato. Ne scorgiamo solo i piedi, già tinti dal lividore giallastro della morte, adagiati su un sudario che pende di lato.


Un secondo personaggio completa il gruppo: trasporta il cadavere. Ha la testa completamente in ombra ma immaginiamo facilmente la smorfia di fatica. Da tutto il suo corpo traspare lo sforzo: le braccia rigidamente protese in avanti e la schiena inarcata all’indietro a controbilanciare il peso morto, la gamba destra a puntellare il corpo esanime.


Inquadratura: Figura intera

Musica in sottofondo: Messa di requiem di Mozart

Voce fuori campo: “Seppellire i morti”


La musica sfuma e la macchina risale lentamente


Inquadra il profilo del fodero di una spada: la sua estremità si stagliava sul biancore del sudario di prima. Scopriamo ora che pende dalla cintura di un giovinetto ben vestito: cappello con ampia piuma, camicia con colletto e polsino vaporosi, guanti di pelle. Ha un’espressione assorta mentre taglia il proprio mantello con la spada dalla lama guizzante. Lo offre a un uomo sotto di lui: è di spalle, seminudo, ne vediamo la schiena, ne contiamo le costole. Le carni sono livide di freddo: la mano sinistra fa pressione a terra e il sangue vi affluisce, la destra agguanta il dono salvifico.


Inquadratura: Figura intera

Rumori: stoffa che si strappa

Voce fuori campo: “Vestire gli ignudi”


Nell’oscurità quasi assoluta dell’angolo a sinistra scorgiamo a malapena le dita di un piede: aguzziamo la vista e intuiamo la sagoma di un essere con le gambe in posizione innaturale, probabilmente uno storpio. Si torce le mani e guarda davanti a sé in un atteggiamento di supplica e di attesa fiduciosa.


Voce fuori campo: “Curare gli infermi”

La macchina torna sul novello San Martino e si muove verso sinistra


L’uomo piumato si accompagna a un altro giovane di buona famiglia: sul suo cappello non c’è una piuma, bensì una conchiglia connessa al santuario di San Giacomo de Compostela. Questa, insieme al mantello e al bastone che stringe tra le mani, lo qualifica come giovane pellegrino. Ce lo conferma un oste pasciuto e rubizzo di fronte a lui gli fa segno di accomodarsi e ristorarsi nella propria locanda.


Voce fuori campo: “Accogliere i pellegrini”


L’ultimo personaggio che emerge dallo sfondo è un uomo corpulento, fronte corrugata, capelli e barba corvini, spalla ignuda: stringe con bramosia un oggetto da cui fuoriesce dell’acqua e beve avidamente. Si tratta di una mascella d’asino e in lui riconosciamo Sansone: se ne sarebbe servito prima per abbattere i propri nemici e poi per dissetarsi a una fonte sgorgata miracolosamente.


Voce fuori campo: “Dar da bere agli assetati”


Musica in sottofondo: Canto gregoriano a cappella che va pian piano sfumando


Stop: buona la prima!

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