• Paola Artizzu

TUTTO COMINCIO' CON CARAVAGGIO…

Aggiornato il: mar 4

Oggi è lunedì 1° marzo: primo giorno del mese, primo giorno della settimana. Non pensate sia il momento perfetto per cominciare un nuovo progetto? A marzo entra anche la primavera, con la sua carica di rinascita, rinnovamento e promesse: il periodo appare ancora più propizio!


Vi presento allora la mia nuova proposta: il blog di Guide Naples. Due o trevolte a settimana troverete un post in cui vi racconterò Napoli a modo mio: arte e musei, cibo, folklore e artigianato. L’obiettivo è farvi venire una gran voglia di visitare questa città straordinaria.


Visto che stiamo parlando di inizio, è da qui che voglio partire: Napoli, Museo di Capodimonte, 23 ottobre 2004. Era il giorno dell’inaugurazione della mostra "Caravaggio. L'ultimo tempo 1606-1610". Avevo 26 anni, ero una giovane Conservatrice dei Beni Culturali e avevo appena conseguito l’abilitazione di Guida Turistica. La collaborazione con Itinera, società che organizzava visite guidate anche a Capodimonte, mi permise di entrare nel magico mondo della divulgazione artistica e museale: non ne sarei uscita mai più.

L’esposizione era allestita al secondo piano della Reggia di Capodimonte, inserita nel continuum cronologico della “Galleria delle arti a Napoli” e si focalizzava sul periodo compreso tra i due soggiorni napoletani di Michelangelo Merisi da Caravaggio: tra il 1606 e il 1610, ultimo anno di vita del pittore. Quattro anni densissimi di spostamenti (Malta, Siracusa, Messina, Palermo), di suggestioni e di creazioni: gli anni in cui sarebbero giunte a maturazione le riflessioni di una vita. Ricordo perfettamente la tensione, le palpitazioni, l’agitazione delle prime visite guidate: sentimenti tipici di tutti gli inizi. Ma ancor di più, ritornano in mente le emozioni vibranti, gli sguardi rapiti e la commozione palpabile dei miei visitatori: nessuno restava indifferente davanti ai corpi lividi, alle espressioni crudeli, ai gesti impetuosi.


La mostra sul Caravaggio, con cui ho avuto il privilegio di iniziare la mia carriera, resta una delle iniziative più felici degli ultimi 20 anni. Per l’occasione giunsero a Capodimonte dipinti da mezza Italia (Roma, Firenze, Siracusa, Messina, Milano), oltre che da Londra e da Cleveland: opere che si ponevano in confronto fecondo con i tre dipinti del Merisi che abbiamo la fortuna di conservare a Napoli.

Gli onori di casa a Capodimonte li fa la Flagellazione di Cristo, proveniente dalla Chiesa di San Domenico Maggiore. La tela, che misura 266x213, è posizionata alla fine di uno strepitoso cannocchiale prospettico che attraversa le sale del 1400 e del 1500: quando vi ci troverete, vivrete l’attrazione magnetica che il corpo del Cristo alla colonna, potentemente scolpito dalla luce, esercita fin da lontano.

Vi avvicinerete inesorabilmente alla sala 78 e man mano vedrete emergere dal buio le altre tre figure: a destra noterete un uomo di profilo, a torso nudo, coi muscoli tesi nello sforzo di stringere i lacci che assicurano il corpo di Cristo alla retrostante colonna.

Vi ritrarrete inorriditi di fronte all’espressione feroce del carnefice di sinistra: ha la bocca semiaperta, tiene Cristo per i capelli e ha gli occhi spiritati. Non c’è dubbio: è un aguzzino crudele, privo di scrupoli, assetato di sangue.

Indovinerete infine la sagoma del terzo uomo, probabilmente il più giovane, che occupa l’angolo in basso a sinistra: la luce ne fa emergere il braccio muscoloso, le mani strette intorno al flagello, il profilo che si staglia possente sulla coscia livida del Redentore.

Tutti i riflettori sono puntati sulla figura, dolente e umanissima, del Cristo che si è fatto uomo: semisvenuto, le gambe che non ce la fanno a reggere il peso del corpo esausto, gli occhi chiusi, il rivolo di sangue che scende dalla fronte.


Se tenderete le orecchie, potrete udire gli ansimi degli aguzzini che faticano a sostenere il corpo abbandonato del Cristo. Se annuserete l’aria, sarete investiti dalla puzza di corpi non lavati, di sudore e di paura. Bianco e nero, luce e ombra, crudeltà e innocenza: non sono i colpi di pennello a disegnare la Flagellazione, bensì i contrasti e le contrapposizioni, lo scontro tra assenze e presenze, tra ansimi e silenzi, tra tensione e abbandono.

È un’opera struggente che non potrà lasciare indifferenti nemmeno voi: ve ne allontanerete a fatica, pervasi da un senso di struggente smarrimento e la sensazione di aver assistito a qualcosa che avrà cambiato per sempre il vostro modo di intendere la pittura.

Se volete scoprire quali sono gli altri due dipinti di Caravaggio che potete vedere a Napoli, non perdetevi i prossimi post: in fondo, chi ben comincia, è a metà dell’opera, no?

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